A livello etimologico, se dico età pensionistica o età pensionabile credo proprio che di differenze ce ne siano poche o proprio niente. Ma siccome la lingua italiana sta attenta proprio a tutto e questo risulta essere un argomento piuttosto pungente, è meglio addentrarci nel vivo della discussione e provare a fare luce sull’argomento.
Quando parliamo di pensione, infatti, si alzano polveroni incredibili, che il più delle volte restano completamente avvolti nel silenzio sia perché non si trova una soluzione corretta, sia perché non sembra esserci alcun tipo di interesse vero per risolvere la condizione di incertezza in cui vivono milioni di lavoratori al giorno d’oggi.
Se ci pensi del resto già è un problema trovare un lavoro che quanto meno ti dia la dignità di vivere serenamente nel corso dell’anno, figuriamoci che aspettative ci sono nel futuro di tutti quelli che non sanno cosa sia un posto fisso o un contratto a tempo indeterminato. Insomma, utopia o forse c’è ancora speranza?
Facciamo una differenza tra i due aggettivi
Se vogliamo parlare in modo corretto di tutto quello che riguarda legislativamente parlando le pensioni, il termine giusto è e resta pensionabile, che è anche quello ufficiale del resto, che ricorre dentro la legislazione previdenziale italiane e lo trovi in tutte le carte che ti ritrovi a firmare anche solo per fare una simulazione.
A livello giornalistico o del parlare comunemente, può capitare invece di sentire dire età pensionistica, che non è quindi un termine tecnico, ma non è nemmeno scorretto e grammaticalmente non idoneo da pronunciare. Cioè se si parla tra conoscenti o anche con qualche tecnico, nessuno farà finta di non capire, ma tecnicamente non è l’aggettivo che fa al nostro caso.
In ogni caso, si tratta solo di quisquilie, anche perché un aggettivo non cambia e non migliora la tua situazione e non ti permette di fare luce su un argomento che ogni anno mette in croce centinaia di persone che alla fine non trovano nemmeno mezzo spiraglio di luce per aggrapparsi e trovare la strada per la pensione.
Parliamo di pensione: come mai tante chiacchiere?
Le chiacchiere riguardo la pensione sono sempre tante, anzi tantissime. Perché ogni volta che qualcuno prova ad interessarsene c’è il chiaro tentativo volto a trovare una soluzione che sia comune e favorevole a tutti, ma che non sempre porta a una conclusione giusta ed equa. Anzi resta quasi l’amaro in bocca.
Questo succede perché alla fine si finisce per approdare in una sorta di populismo, che serve per avere l’approvazione dei cittadini. Ma di fatto poi non cambia molto, si apportano dei piccoli accorgimenti ma quello che serve, ovvero i numeri, quelli non cambiano mai e non ci permettono di andare in pensione.
Le chiacchiere quindi si alimentano di conseguenza: è proprio il bisogno di interpretare a proprio vantaggio questi temi che alla fine non ci permette di capire che il nostro è alla fine dei conti in un sistema molto retrogrado, che non è n grado di percepire il reale bisogno di guardare in prospettiva futura.
Come andare in pensione oggi
Le possibilità di andare in pensione oggi sono fondamentalmente due. La prima è la pensione di vecchiaia ordinaria, quella che presenta come requisiti fondamentali i 67 anni di età anagrafica e i 20 anni di contributi versati. In questo caso puoi ottenere il massimo dalla tua pensione e non ci sono rischi di nessun tipo.
La seconda è la pensione anticipata, che presenta due alternative ma sempre a partire dalla sola quantità di anni lavorati e quindi di contributi versati: per gli uomini da 42 anni e 10 mesi, per le donne da 41 anni e 10 mesi. Il tutto però con dei possibili ammanchi negli assegni, il cui primo arriverebbe comunque sempre con un ritardo di circa tre mesi dall’inizio del pensionamento.
Ma un’altra alternativa, che comunque è un’iniziativa temporanea, quindi non sappiamo se e quando verrà eliminata, è la Quota 103, una soluzione che permetterebbe di andare in pensione sommando età anagrafica ed anni di servizio maturati per un totale di 103, ma partendo comunque da una soglia base: 62 anni di età e 41 di anni di contributi.
Prima di decidere…
Può tornarti utile in ogni caso procedere sempre con una valutazione preliminare da cui far partire ovviamente tutto quello che interessa il mondo della pensione e le varie considerazioni che riguardano la tua situazione più nello specifico, determinando anche la scelta più conveniente per te e per le tue tasche.
In ogni caso,è fondamentale controllare l’estratto conto contributivo, che trovi direttamente sul sito dell’INPS o puoi richiedere attraverso un patronato. Spesso possono mancare periodi, settimane e versamenti e puoi quindi richiedere con un certo anticipo per inserire eventuali contributi omessi e recuperare anche gli anni silenti. Il tutto per non arrivare impreparati.